Mar 06 2012 Sour Ines Arango

Sr. Inés e Mons. Labaka morirono come eroi, ma senza premi né medaglie, testimoniando con la vita la loro scelta per Cristo in difesa dei più umili. Il gran segreto della vita di questi due nostri fratelli fu la fedeltà a un dono che entrambi avevano ricevuto fin dall’infanzia: la vocazione missionaria.

La loro morte fu lo sbocco di un cammino di donazione incondizionata a Dio ed ai fratelli in fedeltà a questo carisma ed il loro martirio fu una grazia ed un premio che il Signore concesse loro in risposta alla loro coerenza di vita ed alla loro fedeltà all’azione di Dio in loro.

“Il martirio di Inés - scriveva la nostra Superiora Generale – ci porta a fare a noi stesse una domanda di fondo: Quali sono i fondamenti su cui edifichiamo la nostra vita? Su quali concetti ci basiamo in ragione della nostra realizzazione personale?

Alejandro ed Inés si sentivano voce di chi non ha voce e difensori delle minoranze etniche private delle proprie terre a causa dell’espropriazione che ne fanno le compagnie petrolifere e dell’avanzare delle nuove forme di colonizzazione…

I due missionari cercavano l’equilibrio tra la difesa degli indigeni ed il progresso del paese ma decisero in favore del più debole e vennero uccisi non per odio ma perché gli indios dovevano difendersi da chi pensavano che veniva ad attaccarli!

Sr. Inés era cosciente del pericolo della propria missione ma nessuna privazione né sacrificio le pareva importante perché amava intensamente quella povera gente e qualche giorno prima di venire uccisa scrisse: “sarei felice di morire per loro”.

Nella sua stanza le sorelle della comunità trovarono un bigliettino scritto di suo pugno. Erano le sue ultime parole, il suo testamento e diceva così: “In caso di morte, il denaro che rimane usatelo per i poveri. Se muoio, muoio felice e vorrei che nessuno sapesse nulla di me. Non cerco fama… Dio lo sa.

Sono sempre con tutti. Inés.