{"id":5740,"date":"2021-11-07T16:12:03","date_gmt":"2021-11-07T16:12:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.terciariascapuchinas.org\/it\/?p=5740"},"modified":"2021-11-07T16:13:00","modified_gmt":"2021-11-07T16:13:00","slug":"dobbiamo-essere-qui-per-laltro-perche-dio-ci-ha-mostrato-che-e-qui-per-noi-santa-elisabetta-dungheria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terciariascapuchinas.org\/it\/dobbiamo-essere-qui-per-laltro-perche-dio-ci-ha-mostrato-che-e-qui-per-noi-santa-elisabetta-dungheria\/","title":{"rendered":"Dobbiamo essere qui per l&#8217;altro  Perch\u00e9 Dio ci ha mostrato che \u00e8 qui per noi\u201d  (Santa Elisabetta d&#8217;Ungheria)"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"5740\" class=\"elementor elementor-5740\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-section-wrap\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-a606b52 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"a606b52\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-row\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-a2890ce\" data-id=\"a2890ce\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-column-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3477fc6 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"3477fc6\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p>Per poter parlare di una donna che ha lasciato un segno nella Chiesa e nella societ\u00e0, ci sar\u00e0 di aiuto immergerci negli scritti che parlano di una persona cos\u00ec eccezionale. Santa Elisabetta d&#8217;Ungheria nacque nel 1207, nella citt\u00e0 di Bratislava, (nell\u2019attuale Slovacchia) all&#8217;incirca nel periodo in cui il nostro padre San Francesco stava riparando la chiesa di San Damiano. Quando Elisabetta aveva appena quattro anni, suo padre Andrea II la promise in sposa al giovane principe Ludovico di Turingia e perci\u00f2 dovette trasferirsi a Turingia, nel castello di Wartburg in Germania, dove crebbe insieme al suo futuro marito. Si sposarono nel 1220 e il loro matrimonio fu molto felice. Ebbero tre figli: Germ\u00e1n, l&#8217;erede al trono, Sof\u00eda e Gertrude. Dopo la dolorosa morte di suo marito, Elisabetta fu costretta a lasciare il castello di Wartburg e and\u00f2 a Marburg, dove costru\u00ec un ospedale e si prese cura dei malati. Il Venerd\u00ec Santo del 1229 entr\u00f2 nel Terz&#8217;Ordine di San Francesco e indoss\u00f2 l&#8217;abito. Poco dopo, il 17 novembre del 1231, mor\u00ec all&#8217;et\u00e0 di soli 24 anni. Elisabetta fu la prima santa francescana canonizzata (1235), esattamente sette anni dopo la canonizzazione di san Francesco (1228).<\/p><p>Sebbene Elisabetta provenisse da una famiglia aristocratica, fin da quando era molto giovane, si prese cura delle persone di bassa condizione sociale. Durante tutta la vita speriment\u00f2 molti cambiamenti e rotture, come anche una grande solitudine. Dovette abbandonare il luogo in cui nacque per andare a\u00a0 vivere in un altro paese, imparare nuove lingue e adattarsi a diversi costumi, venne promessa sposa \u00a0fin da piccola (anche se, in quei tempi, questo era normale), perdere la madre giovanissima quando aveva solo quattro anni\u00a0 e poi il caro marito, dovette infine lasciare il castello e separarsi dai suoi figli&#8230; Tutto questo segn\u00f2 decisamente la sua vita personale e il suo cammino spirituale. Forse, il fatto di aver perso la madre da giovane, l\u2019aiut\u00f2 a sviluppare quelle caratteristiche che identificano la sua personalit\u00e0: una grande sensibilit\u00e0, umilt\u00e0, misericordia e attenzione ai pi\u00f9 bisognosi.<\/p><p>Santa Elisabetta ha ispirato molti artisti (pittori e scultori) e la sua straordinaria personalit\u00e0 si riflette nei seguenti tratti. <strong>Misericordia e amore<\/strong> fino all&#8217;estremo che si evidenziano, (secondo le leggende), nei vari dipinti: santa Elisabetta fa coricare nel suo letto un povero e quando la sua famiglia lo seppe, e and\u00f2 a togliere le coperte, vi trovarono un crocifisso. <strong>Vicinanza e cura<\/strong> agli emarginati: fond\u00f2 diversi ospedali, dove andava personalmente \u00a0per assistere, curare e \u00a0pulire i malati pi\u00f9 ripugnanti. <strong>Penitenza e preghiera<\/strong>. Santa Elisabetta, fin dalla sua infanzia instaur\u00f2 una relazione profonda e intima con Ges\u00f9 e in questa relazione ella crebbe e si riafferm\u00f2 per tutta la vita. Accompagnata nel suo cammino da un frate francescano, fu introdotta nella vita francescano-penitente e due anni prima della sua Pasqua definitiva, indoss\u00f2 l&#8217;abito del Terz&#8217;Ordine di San Francesco.<\/p><p>Stando ai dati storici, il primo contatto di Elisabetta con lo stile di vita di frate Francesco avvenne mentre era ancora in vita il Poverello d\u2019 Assisi, nel 1223, quando papa Onorio approv\u00f2 la Regola Bollata dell&#8217;Ordine Francescano.<\/p><p>Un pittore del XVII-XVIII secolo, Luca de Vald\u00e9s, in un dipinto della Santa, coglie molto bene \u00a0le caratteristiche di questa donna e le mette in luce, risaltando soprattutto alcune delle sue qualit\u00e0, come per esempio: il suo profondo rapporto con Cristo, la misericordia e la cura verso il bisognoso, il suo spazio intimo (il letto matrimoniale) dove \u00e8 collocata l&#8217;immagine del Crocifisso, i poveri che aspettano di essere accuditi e le dame che accompagnano Elisabetta. In poche parole, ci\u00f2 che ella prega e fa innamorare il suo cuore, lei riesce a trasmetterlo al mondo ed alla societ\u00e0 in cui vive. La sua posizione sociale non la paralizza n\u00e9 la separa dal mondo sofferente, sopraffatto dalla povert\u00e0 e bisognoso d\u2019amore. \u00c8 noto che durante la sua vita, si spogli\u00f2 dei suoi gioielli e vestiti, rinunci\u00f2 al suo benessere, e distribu\u00ec cibo ai bisognosi.<\/p><p>Questa immagine pu\u00f2 aiutarci a contemplare la vita di una donna profonda, semplice, abbandonata nelle mani di Dio, attenta agli altri e capace di mettere in gioco tutto ci\u00f2 che \u00e8 e possiede, per metterlo \u00a0al servizio dei poveri. Evidentemente, mise in pratica le parole di san Francesco: \u00ab&#8230; Coloro che sono stati posti al di sopra degli altri, si vantano di una tale prelatura tanto come se fosse stato loro affidato l&#8217;ufficio di lavare i piedi ai frati\u00bb (Adm. 4). \u201cNon sono venuto per essere servito, ma per servire (Mt 20,28), dice il Signore.<\/p><p>Santa Elisabetta pu\u00f2 servirci da modello per la sua continua, profonda e radicata preghiera in Cristo, per la sua intima relazione, che la spinge fuori da se stessa per incontrare l\u2019altro. Il suo modo d\u2019agire con i poveri pu\u00f2 ispirare la\u00a0 nostra preghiera per chiedere un cuore aperto e attento ai bisogni delle persone concrete che ogni giorno incontriamo.<\/p><p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-5710\" src=\"https:\/\/www.terciariascapuchinas.org\/it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/images.jpg\" alt=\"\" width=\"173\" height=\"290\" \/><\/p><p><strong>Sr. LUCIA KONTSEKOVA, TC<\/strong><\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per poter parlare di una donna che ha lasciato un segno nella Chiesa e nella societ\u00e0, ci sar\u00e0 di aiuto immergerci negli scritti che parlano di una persona cos\u00ec eccezionale. 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