{"id":6370,"date":"2023-02-13T14:35:42","date_gmt":"2023-02-13T14:35:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.terciariascapuchinas.org\/it\/?p=6370"},"modified":"2023-02-13T14:39:46","modified_gmt":"2023-02-13T14:39:46","slug":"estratto-dalla-contemplazione-della-bellezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terciariascapuchinas.org\/it\/estratto-dalla-contemplazione-della-bellezza\/","title":{"rendered":"Estratto dalla contemplazione della bellezza"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"6370\" class=\"elementor elementor-6370\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-section-wrap\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-9549fea elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"9549fea\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-row\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-ce2d6a9\" data-id=\"ce2d6a9\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-column-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c39b293 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"c39b293\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\">\n\t\t\t\t<p><strong>Joseph Ratzinger<\/strong><\/p><p>Ogni anno, nella Liturgia delle Ore di Quaresima, mi commuove un paradosso che si trova nei Vespri del luned\u00ec della seconda settimana del Salterio. L\u00e0, una accanto all&#8217;altra, ci sono due antifone, una per la Quaresima e l&#8217;altra per la Settimana Santa. Entrambe introducono il Salmo 44, ma lo fanno con chiavi interpretative radicalmente opposte. Il salmo descrive le nozze del Re, la sua bellezza, le sue virt\u00f9, la sua missione, e poi esalta la figura della sposa. Nel tempo di Quaresima il salmo introduce la stessa antifona che si usa durante il resto dell&#8217;anno. Il terzo verso recita: \u00abTu sei il pi\u00f9 bello tra i figli dell\u2019 uomo; sulle tue lebbra \u00e9 diffusa la grazia\u00bb.<\/p><p>\u00c8 chiaro che la Chiesa legge questo salmo come una rappresentazione poetico-profetica del rapporto sponsale tra Cristo e la Chiesa. Riconosce Cristo come il pi\u00f9 bello degli uomini; la grazia effusa sulle sue labbra manifesta la bellezza interiore della sua parola, la gloria del suo annuncio. In tal modo, non solo la bellezza esteriore con cui si manifesta il Redentore \u00e8 degna di essere glorificata, ma in Lui, soprattutto, si incarna la bellezza della Verit\u00e0, la bellezza di Dio stesso, che ci attira a s\u00e9 e nello stesso tempo, apre in noi la ferita dell&#8217;Amore, la santa passione (\u00aberos\u00bb) che ci fa camminare, nella Chiesa sposa, e insieme con Lei,\u00a0 incontriamo l&#8217;Amore che ci chiama. Ma il mercoled\u00ec santo la Chiesa cambia l&#8217;antifona e invita a leggere il salmo alla luce del profeta Isaia: \u00abNon ha apparenza, n\u00e9 bellezza, \u00a0per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Lo abbiamo visto senza bellezza, con il volto sfigurato dal dolore\u00bb (Is. 53, 2). Come si conciliano queste due affermazioni? Il \u00abpi\u00f9 bello degli uomini\u00bb sembra cos\u00ec infelice che non si pu\u00f2 nemmeno guardare. Pilato lo mostra alla folla dicendo: \u00abQuesti \u00e8 l&#8217;uomo\u00bb, cercando di suscitare piet\u00e0 per l&#8217;Uomo, disprezzato e maltrattato, che non ha pi\u00f9 bellezza esteriore. Sant&#8217;Agostino, che in giovent\u00f9 scrisse un libro su ci\u00f2 che \u00e9 bello, conveniente, che apprezzava la bellezza sia nelle parole, che nella musica, nell\u2019arte figurativa, percep\u00ec molto forte questo paradosso e cap\u00ec che in questo passo evangelico, la grande filosofia greca della bellezza non solo veniva riformulata, ma anche drammaticamente messa in discussione: quale bellezza e si chiedeva, quale significato doveva essere discusso e vissuto di nuovo.<\/p><p>Riferendosi al paradosso contenuto in questo testo, parla di \u00abdue trombe\u00bb che suonano in modo opposto l\u2019una dall\u2019altra, ma che ricevono il suono dallo stesso alito d&#8217;aria, dallo stesso Spirito. Sapeva che il paradosso \u00e8 una contrapposizione, ma non una contraddizione. Le due affermazioni provengono dallo stesso Spirito che ispira tutta la Scrittura, il quale per\u00f2 \u00a0fa risuonare in essa note diverse e, proprio cos\u00ec, ci pone di fronte alla totalit\u00e0 della vera Bellezza, e della stessa Verit\u00e0.<\/p><p>Dal testo di Isaia nasce, soprattutto, la questione che hanno affrontato i Padri della Chiesa: se Cristo fosse bello o no. Qui sta la domanda pi\u00f9 profonda: se la bellezza fosse vera o se, al contrario, fu la bruttezza a portarci alla verit\u00e0 profonda della realt\u00e0. Chi crede in Dio, nel Dio che, proprio nelle mutate sembianze di Cristo crocifisso, si \u00e8 manifestato come amore \u00abfino alla fine\u00bb (Gv 13,1), sa che la bellezza \u00e8 verit\u00e0 e che la verit\u00e0 \u00e8 bellezza, ma nel Cristo sofferente comprende anche che la bellezza della verit\u00e0 include l&#8217;offesa, il dolore e persino l&#8217;oscuro mistero della morte, e che la bellezza si pu\u00f2 trovare solo accettando il dolore e non ignorandolo.<\/p><p>La profondit\u00e0 della ferita rivela gi\u00e0 qual \u00e8 il dardo, e l&#8217;intensit\u00e0 del desiderio, rivela chi ha scagliato la freccia.<\/p><p>La bellezza ferisce, ma proprio cos\u00ec ricorda all&#8217;uomo il suo destino ultimo. La bellezza \u00e8 conoscenza, appunto; una forma pi\u00f9 alta di conoscenza, poich\u00e9 tocca l&#8217;uomo con tutta la profondit\u00e0 della verit\u00e0. In questo Kabasilas rimane pienamente greco, in quanto mette la conoscenza al primo posto. \u00abOrigine dell&#8217;amore \u00e8 la conoscenza &#8211; afferma -; la conoscenza genera amore.\u201d<\/p><p>La vera conoscenza si produce quando si \u00a0\u00e8 colpiti dal dardo della Bellezza che colpisce l&#8217;uomo, nel vedersi toccati dalla realt\u00e0, \u00abdalla presenza personale di Cristo stesso\u00bb, come afferma. L&#8217;essere raggiunti e catturati dalla bellezza di Cristo produce una conoscenza pi\u00f9 reale e profonda della mera deduzione razionale. Non bisogna certo sottovalutare il significato della riflessione teologica, del pensiero teologico esatto e rigoroso, che \u00e8 ancora assolutamente necessario. Per questo, disprezzare o rifiutare l&#8217;impatto che la Bellezza provoca nel cuore, e la possibilit\u00e0 di una corrispondenza come vera forma di conoscenza, impoverisce e rende pi\u00f9 arida sia la fede che la teologia. Dobbiamo riscoprire questa forma di conoscenza. Questa \u00e8 una richiesta urgente per il nostro tempo.<\/p><p>Quando ci si lascia commuovere dall&#8217;icona della Trinit\u00e0 di Rubl\u00ebv nell&#8217;arte delle icone, come nelle opere dei grandi pittori romanici e gotici occidentali, la bellezza diventa visibile a partire dall&#8217;interiorit\u00e0, e si pu\u00f2 partecipare di essa. Pavel Evdokimov ha descritto in modo significativo il viaggio interiore che l&#8217;icona rappresenta. L&#8217;icona non \u00e8 semplicemente la riproduzione di ci\u00f2 che i sensi percepiscono; suppone anzi quello che egli definisce \u00abun digiuno dello sguardo\u00bb. La percezione interiore deve essere liberata dalla mera percezione dei sensi per acquisire, attraverso la preghiera e l&#8217;ascesi, una nuova e pi\u00f9 profonda capacit\u00e0 di vedere; deve passare attraverso il passaggio di ci\u00f2 che \u00e8 meramente esteriore alla realt\u00e0 nella sua profondit\u00e0, in modo che l&#8217;artista veda ci\u00f2 che i sensi non vedono da soli e, tuttavia, appaia nel campo del sensibile: lo splendore della gloria di Dio, \u00abla gloria di Dio che \u00e8 nel volto di Cristo\u00bb (2 Cor 4,6). Ammirare le icone, e in generale i grandi dipinti dell&#8217;arte cristiana, ci conduce in un cammino interiore, \u00a0a un cammino di automiglioramento e, in questa purificazione dello sguardo, che \u00e8 anche purificazione del cuore, nel quale si rivela la Bellezza, o per lo meno un raggio del suo splendore. Proprio cos\u00ec ci si mette in relazione con la forza della verit\u00e0. Ho pi\u00f9 volte affermato e sono convinto che la vera difesa della fede cristiana e la dimostrazione pi\u00f9 convincente della sua verit\u00e0 contro ogni negazione, vanno ricercate, da un lato, nei suoi santi e, dall&#8217;altro, nella bellezza che la fede genera. Affinch\u00e9 la fede possa crescere oggi, sia in noi che nelle persone che incontriamo dobbiamo rivolgerci verso i santi e verso il Bello.<\/p><p>Ma ora bisogna rispondere a un\u2019 obiezione: il messaggio della bellezza \u00e8 radicalmente messo in discussione dal potere della menzogna, della seduzione, della violenza e del male. La bellezza pu\u00f2 essere autentica o, in fondo, \u00e8 solo una vana illusione? La realt\u00e0 non \u00e8 malvagia nel fondo?<\/p><p>Il timore che il dardo della bellezza non possa condurci alla verit\u00e0, ma che la menzogna, il brutto e il volgare siano la vera \u00abrealt\u00e0\u00bb, ha angosciato gli uomini di tutti i tempi. Oggi questo si riflette nell&#8217;affermazione che, dopo Auschwitz, sarebbe impossibile tornare a scrivere poesie, a parlare di nuovo di un Dio buono. Molti si chiedono: dov&#8217;era Dio mentre i crematori funzionavano?<\/p><p>Questa obiezione \u00e8 lecita, poich\u00e8 c&#8217;erano gi\u00e0 sufficienti ragioni prima di Auschwitz, guardando \u00a0tutte le atrocit\u00e0 della storia, ci\u00f2 indica infatti, che un concetto puramente armonioso di bellezza non \u00e8 sufficiente. Esso non sostiene il confronto con la seriet\u00e0 del quesito tra Dio, la verit\u00e0 e la bellezza.<\/p><p>Torniamo cos\u00ec alle \u00abdue trombe\u00bb della Bibbia dalle quali siamo partiti, al paradosso di cui si pu\u00f2 dire di Cristo: \u00abTu sei il pi\u00f9 bello dei figli dell\u2019uomo\u00bb e \u00absenza apparenza, senza bellezza (.. . .) il suo volto \u00e8 sfigurato dal dolore\u00bb. Nella Passione di Cristo, l&#8217;estetica greca, cos\u00ec mirabile per il suo presentimento di contatto con il divino che tuttavia rimane per essa ineffabile, non \u00e8 abolita ma superata. L&#8217;esperienza del bello riceve una nuova profondit\u00e0, un nuovo realismo. Colui che \u00e8 la Bellezza stessa ha lasciato che il suo volto fosse sfigurato, sputato e incoronato di spine. La Sindone di Torino ci permette di immaginare tutto questo in modo commovente. Proprio in questo Volto sfigurato appare la vera e suprema bellezza: la bellezza dell&#8217;amore che va \u00aball&#8217;estremo\u00bb e che perci\u00f2 si rivela pi\u00f9 forte della menzogna e della violenza.<\/p><p>Chi ha percepito questa bellezza, sa che la verit\u00e0 \u00e8 l&#8217;ultima parola sul mondo e non la menzogna. Non \u00e8 \u00abverit\u00e0\u00bb la menzogna, ma la Verit\u00e0. Mettiamola cos\u00ec: un nuovo trucco della menzogna \u00e8 presentarsi come \u00abverit\u00e0\u00bb e dirci: \u00abal di l\u00e0 di me non c&#8217;\u00e8 niente, smettila di cercare la verit\u00e0 o, peggio ancora, di amarla, perch\u00e9 se lo fai, vai nella direzione sbagliata\u00bb. L&#8217;icona di Cristo crocifisso ci libera dall&#8217;inganno cos\u00ec diffuso di oggi. \u00a0Tuttavia, pone come condizione di lasciarci ferire come lui, di credere nell&#8217;Amore, il quale ci porta al rischio di lasciar perdere la bellezza esteriore per annunciare cos\u00ec la verit\u00e0 della Bellezza.<\/p><p>In ogni caso, la menzogna impiega anche un altro stratagemma: la bellezza fallace, falsa, che acceca e non fa uscire l&#8217;uomo da se stesso per aprirsi all&#8217;estasi dell&#8217;elevazione, ma lo imprigiona totalmente e lo chiude in s\u00e9 stesso. \u00c8 una bellezza che non suscita la nostalgia dell&#8217;Indicibile, la disponibilit\u00e0 all&#8217;offerta, all&#8217;abbandono, ma provoca piuttosto il desiderio, la volont\u00e0 di potenza, il possesso e il mero piacere.<\/p><p>\u00c8 nota la famosa domanda di Dostoevskij: \u00abLa bellezza ci salver\u00e0?\u00bb. Ma nella maggior parte dei casi si dimentica che Dostoevskij si riferisce qui alla bellezza redentrice di Cristo. Dobbiamo imparare a vederlo. Non conosciamolo solo attraverso il passaparola, ma\u00a0 lasciamo che il dardo della sua paradossale bellezza ci trafigga, soltanto allora cominciaremo a conoscerlo per davvero, e non solo per sentito dire. Allora avremo trovato la bellezza della Verit\u00e0, della Verit\u00e0 redentrice. Nulla pu\u00f2 avvicinarci alla Bellezza che \u00e8 Cristo stesso, che il mondo della bellezza che la fede crea e la luce che risplende sui volti dei santi, attraverso la quale si rende visibile la loro stessa luce.<\/p>\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Joseph Ratzinger Ogni anno, nella Liturgia delle Ore di Quaresima, mi commuove un paradosso che si trova nei Vespri del luned\u00ec della seconda settimana del Salterio. L\u00e0, una accanto all&#8217;altra, ci sono due antifone, una per la Quaresima e l&#8217;altra per la Settimana Santa. 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