Lo stile di vita di Francesco d’Assisi ci viene incontro per guidarci sulla via della giustizia, della povertà, dell’ecologia e anche per raddrizzare i nostri passi verso una convivenza pacifica.
GIUSTIZIA COME CONVIVENZA FRATERNA:
«Nessuno dei fratelli abbia potere o dominio, tanto meno tra di loro… e chiunque voglia diventare il più grande tra loro, sia loro ministro e servitore» (RnB 5, 9.11).
Nella visione francescana, la lotta per la giustizia non è solo un impegno verso l’esterno, come cambiare le strutture e le istituzioni che non difendono la giustizia, ma è un impegno verso l’interno, è un cambiamento del cuore. Perché solo a partire dal cuore l’uomo è capace di essere costruttore di giustizia e operatore di pace. È una questione di mentalità, di modi di vivere e di atteggiamenti e non solo di cultura, di politica e di struttura. Perché l’uomo può essere giusto e onesto nonostante la struttura, la società e la cultura a cui appartiene, quindi la difesa e la promozione della giustizia non è solo una questione politica, economica e istituzionale. È soprattutto una decisione personale, un impegno comunitario e un cambiamento dei criteri che fondano la mentalità e giustificano gli atteggiamenti di fronte alle sfide della pace.
È una scelta, un processo personale verso criteri che fondano la vita sulla dignità della persona fino a raggiungere la dimensione di sentirsi creatura e parte di una fraternità, oltre ad essere un impegno comunitario e politico. Purtroppo, oggi, il grido di giustizia lo troviamo in tante situazioni drammatiche di miseria, fame, malnutrizione, abbandono, razzismo e guerra. Ciò rivela infatti la svalutazione della vita umana e della sua integrale dignità. È quindi necessario costruire la giustizia a partire dai criteri di valorizzazione della persona umana: è una sfida urgente. La giustizia come forma fraterna di convivenza, dove la priorità è data alla persona sul profitto, dal servizio sul potere e sul dominio.
Francesco d’Assisi seppe vivere con audacia il sentirsi creatura tra le creature, il vivere povero tra i poveri e il vivere fratello tra i fratelli. L’episodio del lebbroso può aiutarci a comprendere il concetto di ingiustizia sociale, di emarginazione e di sofferenza umana che si può sperimentare anche nella nostra realtà. Francesco, nella sua scelta di stare tra i poveri e di essere povero, ha voluto rivendicare la dignità dell’uomo, deformata dalla struttura sociale, dall’egoismo e dal potere umano. Ha voluto assumere la causa del Creatore della Vita, nella sua generosa e radicale dedizione. Per essere povero e fratello non bisogna possedere, ma solo dare, bisogna servire come ha fatto Gesù. Francesco inaugura una fratellanza fondata sulla giustizia e l’uguaglianza.
POVERTÀ ED ECOLOGIA PER LA CONVIVENZA:
«Non si appropriino di nulla per sé» (RB 22).
La povertà è «sine proprio» perché si è tra fratelli. Dio «si è fatto povero per noi in questo mondo», Cristo, facendosi uomo, ha voluto mostrarci il suo amore in tutta la sua indigenza e dipendenza. Francesco imita Cristo nella sua povertà, riconoscendola come giustizia di relazione con il suo Creatore e con il creato. L’uomo è l’amministratore, il servitore, il custode del creato, della vita, affinché non prevalgano l’ingiusta disuguaglianza, l’appassionato interesse per il potere, la manipolazione disumanizzante dei popoli. Pertanto, egli, in nome del suo Creatore, deve governarla con fedeltà, giustizia e rispetto.
Essa è la sua dimora e in essa deve imparare a vivere e a convivere, ad abitare la realtà e la propria esistenza, come in una casa. Una casa comune dove non ci siano dominatori e dominati, ma creature diverse rispettose della vita umana, del mondo e di tutto il creato. Dove tutti insieme cercano di sostenere l’ecologia attraverso la convivenza fraterna, la formazione di uomini e donne di buona volontà per la giustizia, la pace e il rispetto tra tutti gli esseri. La povertà è quindi un invito a vivere uno spirito di distacco dai beni, a semplificare i bisogni materiali, per vivere nella vera pace, che significa, fondamentalmente, una vita piena e armoniosa. Il Cantico delle creature è l’altra icona dove si può fare esperienza di fraternità, di convivenza, sperimentare come la povertà, il rispetto e la cura del creato rendano possibile l’incontro, superando le barriere generate dalla volontà e dall’ansia di possedere e dominare. Francesco riconosce l’interconnessione di tutti gli esseri viventi, dove ogni elemento ha il suo valore intrinseco, e fonda un comportamento naturale che va oltre l’utilità e il beneficio umano.
LA SFIDA DELLA PACE:
tutti i cristiani, e soprattutto noi seguaci di Francesco d’Assisi, abbiamo una “responsabilità” nei confronti della pace, perché come lui la consideriamo una virtù che si manifesta nell’armonia interiore, nel rapporto con Dio, con gli altri e nella cura del creato. Per lui, la pace era un dono di Dio che doveva essere coltivato e condiviso, che richiedeva una trasformazione personale e sociale. È quindi necessario un processo di trasformazione, in primo luogo a livello individuale, per rinnovare la speranza, riconoscere l’autonomia, difendere e rispettare la vita, pensare alla tenerezza e a come essere persone solidali. Una sfida basata sul riconoscimento, il rispetto dei diritti umani, nonché sulla considerazione della dignità della persona, per una convivenza pacifica. Ciò richiede un processo di cambiamento di mentalità, di atteggiamenti individuali e collettivi per l’empowerment e l’azione. Francesco propone la pace come valore essenziale e diritto umano, pace come bontà verso i bisogni fondamentali di sopravvivenza, benessere, libertà e identità; pace per la libertà, l’equità e il dialogo, l’integrazione, la solidarietà e la partecipazione dell’essere umano nel suo processo di legittimazione e soddisfazione, giustizia sociale e difesa della vita. La pace come esperienza, legata alle relazioni e alle condizioni sociali, basata sul riconoscimento della dignità dell’essere umano, sul rispetto dei suoi diritti e delle sue libertà fondamentali. San Francesco ha vissuto la pace nella sua vita quotidiana, attraverso la sua umiltà, semplicità e servizio agli altri. La visione di San Francesco significa, sfida costante per superare le divisioni, l’odio, l’ingiustizia e la violenza. Richiede coraggio, umiltà e una fede profonda per costruire ponti di dialogo e riconciliazione. In sintesi, la pace secondo San Francesco d’Assisi è un dono divino, è un cammino che comporta un impegno attivo per la giustizia, la misericordia e l’amore, sia a livello individuale che sociale.
Concludo questa riflessione con la preghiera di San Francesco “Signore, fammi strumento della tua pace”, che riflette molto bene l’atteggiamento di dedizione e servizio che egli ha vissuto e che oggi lascia a noi in eredità, essendo suoi seguaci.
Signore, fammi uno strumento della tua pace, dove c’è odio, porti il tuo amore,
dove c’è offesa, porti il tuo perdono, Signore, dove c’è dubbio, porti la fede.
Fammi uno strumento della tua pace,
dove c’è disperazione, porti la speranza,
dove c’è oscurità, porti la tua luce,
dove c’è tristezza, porti la gioia.
Maestro, aiutami a non cercare mai
di essere consolato, ma di consolare,
di essere compreso, ma di comprendere,
di essere amato, ma di amare.
Perché è dando che si riceve,
perdonando che si è perdonati,
morendo che si risorge alla
Vita Eterna. Amen
Hna. Milena Prete